Sotto il Celio Azzurro

Prima regola dell’educatore: invertire il cannocchiale per far scoprire quanto è
diverso il mondo quando cambia il punto di vista. Il grande diventa piccolo.
Winspeare mostra che gli educatori di questo fortino del Celio (somigliano più alle
prime comunità di indigeni che si stanziarono sui sette colli migliaia di anni fa che a
tradizionali maestri: stessa capacità di resistere alle intemperie, stesso misto di
abilità, tecniche e convinzioni), iniziano con questo passo fondamentale: non solo
come appaiono i bambini visti dagli adulti o il contrario, ma: come erano papà e
mamma quando erano bambini? Senza rabbia nè retorica, senza soldi nè patronati
politici, i guerrieri educatori del Celio affrontano ogni infanzia per quello che è. Un
frutto di sguardi e sangue così diversi, un bisogno esagerato di gaiezza e affetto e
protezione, un pozzo di stupore e mistero, una meteora irripetibile che da lontano
somiglia al sogno di un’altra persona. Il film, morbido e fragrante, segue quattro
stagioni in un asilo che non è come tutti gli altri. L’occhio del regista è curioso
quanto quello dei bambini, ma quando lo rivolge sugli adulti, i guerrieri, e rivolta il
cannocchiale e ce li mostra nelle foto da adolescenti, si muove qualcosa di ancor più
dolce e toccante, come uno sbuffo profondo di allegra malinconia, l’eco di una
canzone antica nella voce di un passante per la strada.

Mario Sesti

Regia: Edoardo Winspeare
Fotografia: Paolo Carnera
Montaggio: Luca Benedetti, Sara Pazienti
Suono: Gianluca Costamagna, François Waledisch, Alessio Costantino,
Francesco Principini
Musica: Gabriele Rampino
Prodotto da: Graziella Bildesheim
Una produzione: Fabulafilm
in coproduzione con 13 Production (Francia) e in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione: Fabulafilm
Durata: 80’
Ufficio stampa: Studio PUNTOeVIRGOLA

Celio Azzurro è una piccola scuola materna nel cuore di Roma e un grande modello
all’educazione dei più piccoli e al dialogo tra le culture. Il film racconta l’energia e la
passione di un gruppo di maestri che lottano per la sua sopravvivenza nell’Italia di oggi.
E’ nell'Italia di oggi come un fortino assediato. I suoi educatori infatti somigliano più alle
prime comunità di indigeni che si stanziarono sui sette colli migliaia di anni fa che a
tradizionali maestri: stessa capacità di resistere alle intemperie, stesso misto di abilità,
tecniche e convinzioni.
Il film racconta la loro battaglia quotidiana, ma anche la storia profonda di uomini e
donne, madri e padri, che cercano dentro la propria infanzia l'ispirazione e la ragione
della propria missione di educatori.
Il film, girato nel corso di un anno scolastico, è una potente immersione nella vita vera di
un gruppo di appassionati individui che portano avanti ogni giorno un ostinato e rigoroso
lavoro sull’identità di ognuno e il rispetto dell’altro. Ma è anche, un invito gioioso e
irrinunciabile a ritrovare noi stessi bambini.
Celio Azzurro nasce, primo centro multiculturale in Italia per l’accoglienza di bambini
stranieri in età prescolare, nel 1990. Oggi la scuola ospita 45 bambini di età compresa
tra 3 e 5 anni appartenenti a 32 nazionalità diverse. Fortemente voluta e ancora oggi
gestita da un gruppo di maestri eterogeneo per formazione ed età, spicca come
esperienza didattica e culturale all’avanguardia studiata da molti ma ignorata dai più.

Quando più di un anno fa Graziella Bildesheim e il mio amico Paolo Carnera, direttore
della fotografia di tutti i miei film, mi hanno proposto di girare un documentario sul Celio
Azzurro avevo pensato di rifiutare. Non che non sentissi l’importanza del tema
dell’educazione dei bambini, semplicemente non l’avevo coltivato. Ciò nondimeno accettai
di conoscere i maestri di questa bella scuola materna. Dopo aver passato con loro un po’
di tempo i miei dubbi sono spariti perché ho visto coi miei occhi che cos’è la bellezza
dell’educazione, direi anzi, la gioia di formare dei giovani esseri umani.
Il film racconta infatti la storia di questi straordinari maestri, molto italiani, romanissimi,
che riescono a essere estremamente seri con una leggerezza contagiosa e una simpatia
sincera. La loro diventa una missione anche perché il lavoro quotidiano intriso di
entusiasmo e amore per i bambini contrasta con una società sempre più cinica e volgare.
In un Paese, l’Italia, dove non si presta più attenzione a chi fa il proprio dovere, la
dedizione di questi maestri alla causa dei bambini e i loro risultati stanno a dimostrare
che niente è inutile se fatto bene.
Per un anno Paolo Carnera ed io abbiamo seguito il lavoro di questi cinque uomini e
cinque donne senza mai fare un’intervista ma assorbendo con la telecamera e con il
cuore il loro carisma didattico che è quello di sviluppare gli altri sensi: la fantasia, la
creatività, la capacità di relazionarsi con l’altro, di non avere paura della vita. La cosa
bella è che senza teorizzare un metodo educativo questi maestri ne hanno inventato uno
molto speciale.
Insieme ai montatori Luca Benedetti e Sara Pazienti abbiamo raccontato un anno nella
vita del Celio Azzurro come una sorta di regressione nel mondo dell’infanzia. Ognuno di
questi meravigliosi maestri diventerà il bambino che era venti, trenta o quarantacinque
anni fa e noi con loro riscopriremo un’età dell’innocenza e della scoperta di un mondo
bellissimo che credevamo dimenticato per sempre.

Edoardo Winspeare

Ho frequentato il Celio Azzurro da madre e, anche se sono passati diversi anni,
sento ancora la sua voce come un canto.
Questa piccola scuola, nascosta tra gli alberi del Celio, microcosmo brulicante di
vita e di allegria, possiede un’energia particolare. Un cuore pulsante fatto di voci
di bambini e di risate di adulti, uomini e donne, madri e padri.
La voce del Celio esprime gioia e talvolta dolore, l’allegria della condivisione e
dell’accettazione si mescola giorno per giorno al grido della solitudine e della
difficoltà di andare avanti.
I maestri sono il fulcro, nucleo attorno al quale ruota tutta la scuola e la sua
assoluta particolarità. Il loro lavoro quotidiano è l’accoglimento del disagio, se per
disagio intendiamo le difficoltà del vivere quotidiano; il confronto, e talvolta
necessariamente lo scontro; la gestione del conflitto, dell’incomprensione, della
differenza; ma soprattutto l’integrare, far convergere in un unico “mondo”, quello
del Celio Azzurro appunto, tante realtà diverse.
Come nelle altre scuole, al Celio convivono bambini italiani e stranieri, di tante
religioni e nazionalità diverse. Ma qui i genitori non si sfiorano soltanto, uno
sguardo e un saluto fugace al portone, una chiacchiera e al massimo una ricetta
scambiata con curiosità e talvolta simpatia. Al Celio Azzurro tutti i genitori,
nessuno escluso, si prestano a mettersi in gioco da adulti e a far parte dei giochi
dei bambini.
Il gioco è tessuto e trama del Celio: i grandi ritornano piccoli, perché i figli
possano sentirsi un po’ più grandi. E in questo bilanciarsi si sente distinta la voce
di ciascuno mentre l’eco si espande a chi lo vuole ascoltare.
Ma nell’Italia di oggi, con le scuole ridotte a parcheggi e gli immigrati respinti in
mare, quanti hanno le orecchie per sentire?
Abbiamo voluto con questo film amplificare la voce del Celio. Vorremmo che lo
spettatore, reso partecipe, potesse uscire dalla sala con un senso di gioia per lo
sguardo che gli abbiamo offerto sul mondo dei bambini ma anche con un senso di
profondo rispetto per chi conduce quotidianamente la sua battaglia e di rabbia
per chi, per disinteresse o per specifico interesse, sta decidendo di farlo morire.
Con lo stesso sguardo aperto, curioso e osservatore, abbiamo voluto raccontare i
nostri protagonisti, quelli che sono lì da vent’anni, quelli che hanno frequentato la
scuola vent’anni fa da bambini e vi sono tornati ora da maestri, quelli che sono lì
da poco ma che vorrebbero restarci per sempre, come tutti noi.

Graziella Bildesheim


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